(Ragusa, Italia. 2020)

 

“Polemos”

 

“Di fronte a ciò che mai tramonta, come potrebbe qualcuno nascondersi?”

Eraclito

 

Una fabbrica addormentata può diventare un microcosmo, se da lì sono partite tutte le strade che percorri, i tetti che ti proteggono, i dipinti che ti incantano.

E non importa quanto grandi siano i giganti che ti sfidano nel mare della vita. Che sia arca di legno o cestello di papiro, se qualcuno che ti ama l’ha spalmata di bitume sai che ti proteggerà dalla tempesta.

 

Questa storia un tempo la raccontavano così.

Un bambino riceve in dono dei giocattoli dai Titani. Tra i giocattoli c’è uno specchio.

Il bambino, che è Dioniso, il due volte nato, partecipe della natura divina e dell’umana, si guarda allo specchio e vede il mondo.

I suoi sguardi e i suoi pensieri squarciano il velo delle ombre.

Il conflitto si rivela: nello specchio, c’è la lotta costante del divenire, luce e ombra, vita e morte, acqua e fuoco.

È Polemos, di tutte le cose padre, di tutte il re. Colui che alcuni uomini rende liberi, altri schiavi. 

Il bambino impara da un solo bagliore che l’ombra è al tempo stesso sotto i suoi occhi e dentro di sé. 

Fuoco sgorga dal ventre della terra e dal suo cuore. È nero come la pece, acceca lo sguardo e i sensi.

Mentre guarda incantato le immagini riflesse, i Titani approfittano di quello stupore malinconico per dilaniarlo.

Solo il cuore dura e mutando riposa.

Così, ogni giorno il sole è nuovo. Ogni giorno tramonta e si nasconde.

Ma un altro fuoco viene dal cielo, mai si spegne, mai scompare dietro l’orizzonte e tutte le cose governa.

E sul bambino e sui suoi giocattoli divini posa il suo sguardo luminoso.

 


Testo: Giuseppina Ottieri

Progetto: Bitume.

Curato da Vincenzo Cascone.

 

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